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lunedì 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità
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Nel gesto semplice di una carezza c’è inclusione! CSS La Sorgente di Cepina
lunedì 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità

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All’età di 67 anni, mai avrei pensato, di potermi avvicinare così tanto al ghiacciaio dei Forni, è stata un emozione unica!
lunedì 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità
Talvolta i veri limiti esistono in chi ci guarda
lunedì 3 dicembre ricorre la Giornata internazionale delle persone con disabilità

Se un uomo non sa verso quale porto è diretto, nessun vento gli è favorevole

Nel tempo si è vista mutare la richiesta di aiuto rivolta ai minori, si è passati  da accoglienze di bambini più piccoli a quelle di ragazzini sempre più grandi, da utenze provenienti esclusivamente da famiglie italiane a quelle provenienti anche da famiglie straniere, da difficoltà educative familiari spesso accompagnate da presenza di adulti devianti o portatori di malattie, soprattutto psichiche, a quelle legate alla difficoltà di gestione di minori adolescenti a rischio devianza o con percorsi penali minorili e messa alla prova.Specchio di una società che cambia mostrando i suoi punti deboli ma anche lo svilupparsi di competenze sempre maggiori in ambito di tutela minorile e di presa in carico dei nuclei familiari più deboli alimentando le risorse esistenti. Una svolta importante che ha permesso di costruire una rete di sostegno sempre più allargata e rispondente ai reali bisogni dei minori e delle loro famiglie. Le criticità non mancano e, seppur negli anni si sia assistito ad una diminuzione nelle richieste di inserimento nelle comunità educative, la tipologia d’utenza che ancora necessita di un supporto comunitario è molto impegnativa perché caratterizzata da grosse problematiche che richiedono spesso competenze specifiche.

Da alcuni anni una nuova emergenza ha coinvolto le comunità educative per minori, la presenza sul nostro territorio di minori stranieri non accompagnati (MSNA). Inevitabilmente anche noi siamo stati chiamati a rispondere al nuovo bisogno.

Prima però di entrare nello specifico vorrei fare una premessa. Il lavoro professionale all’interno di una Comunità per Minori esula da qualsiasi pensiero socio- economico- politico-culturale ma si basa solo su un approccio educativo che ha come finalità il supporto alla crescita attraverso l’elaborazione di progetti individualizzati, che vengono elaborati in collaborazione con i Servizi Sociali invianti, strumento indispensabile attraverso il quale ogni operatore mette in campo la propria professionalità fatta, non solo di competenza acquisita tramite un percorso di studio mirato, ma di disponibilità, affettività e predisposizione all’attenzione verso l’altro.

Il nostro Paese si è sempre distinto per la sensibilità verso la difesa dell’infanzia e la tutela minorile a cominciare dall’adesione alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia e resa esecutiva con legge n.176/91, dove viene stabilito che tutte le decisioni riguardanti i minori devono tenere conto come considerazione preminente il “superiore interesse del minore”, e che i principi devono essere applicati a tutti i minori senza discriminazione. Vengono quindi riconosciuti a tutti i minori, siano essi bambini, ragazzini o adolescenti, nativi o migranti, una serie di diritti che vanno dalla protezione, alla salute, all’istruzione, alla tutela dallo sfruttamento, alla partecipazione.

Chi sono gli MSNA? Sono quei minori, quindi che non hanno ancora compiuto la maggiore età, che provengono da altri Paesi e che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti che siano per loro legalmente responsabili. Sono quindi soggetti deboli perché senza un riferimento adulto.

Si pensi che il totale dei minorenni giunti in Italia dal 1° gennaio al luglio 2016 è di 15.962 di cui 13.705 non accompagnati. Più del doppio del 2015 ed è un fenomeno in continuo aumento. Arrivano soprattutto dal Gambia, Eritrea, Egitto, Nigeria, Somalia, Pakistan, Bengala.

I minori messi in protezione sono stati 12.241 mentre 5222 sono quelli irreperibili, che sfuggono ai controlli, solitamente perché vogliono raggiungere altri paesi, diventando invisibili e a forte rischio di sfruttamento e maltrattamento. Spesso prima di giungere in Italia, durante il viaggio della speranza, soggiornano in Libia dove subiscono grosse vessazioni: vengono carcerati, picchiati, tenuti senza cibo ed acqua per costringere parenti  e amici a mandare soldi. E’ una situazione senza controllo.

Si parla di numeri che ci aiutano a capire la vastità del problema ma questi numeri, numeri molto piccoli in confronto alle cifre riportate, sono Mohammed, Samir ecc che arrivano da noi con il loro passato, un viaggio tormentoso e pericoloso a cui sono sopravvissuti, un passaggio da un centro a un altro in cui sono stati accolti, la speranza di un futuro migliore. Non conoscono la lingua, non conoscono la nostra cultura e si affidano.

Si, si affidano, e qui comincia il nostro lavoro educativo.

Nella nostra Comunità Educativa ne sono passati circa una ventina, chi si è fermato per pochi giorni, chi per qualche mese e per i più giovani il percorso non è ancora terminato. Attualmente sono inseriti otto MSNA.

Le priorità da affrontare sono legate prima di tutto alla regolarizzazione della loro presenza sul nostro territorio richiedendo presso la Questura il permesso di soggiorno per minore età, l’assistenza sanitaria e, da parte dei Servizi Sociali, la nomina di un tutore.

Al loro arrivo in Italia vengono indirizzati nei centri di accoglienza dove vengono svolte le prime indagini sulla provenienza, possesso di documenti, presenza di parenti, stato di salute e nel caso dei minori, qual ora si sospetti un età superiore ai diciott’anni, accertamenti diagnostici sulla reale età anagrafica.

Una volta stabilita la minore età vengono inseriti presso strutture comunitarie educative per minori sparse su tutto il territorio nazionale che ne devono garantire la crescita in considerazione appunto del “superiore interesse del minore”.

La priorità è quella di creare un ambiente accogliente che permetta di acquisire fiducia negli adulti che si prenderanno cura di loro. Diventa indispensabile imparare la lingua, per poter comunicare e incominciare ad inserirsi nel contesto sociale e organizzare attività che permettano di valutare le attitudini.

Ma entriamo nel concreto per capire meglio come si svolge la vita dei ragazzi. Tutti i ragazzi vengono iscritti ad una scuola. Inizialmente contiamo sui corsi scolastici organizzati dal CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti) che ha sede a Morbegno, ma che opera in più città della Provincia, dove i ragazzi, dopo aver sostenuto una valutazione iniziale, vengono inseriti, a secondo della conoscenza della lingua e delle capacità di apprendimento, in corsi di studio che vanno dai primi approcci all’alfabetizzazione fino alla possibilità di conseguire la licenza media. Questo permette di poter essere iscritti in seguito alle Scuole Superiori di qualsiasi indirizzo.

Un grande aiuto ci viene dato dall’Associazione “Bambini del Mondo” che li segue due pomeriggi alla settimana per lo svolgimento dei compiti e il rinforzo scolastico.

La nostra esperienza ci ha portato a constatare il grande desiderio di questi ragazzi di poter imparare e in alcuni una forte ambizione a raggiungere mete anche difficili. Alcuni hanno frequentato le scuole nei Paesi d’origine mostrando una particolare predisposizione agli studi, per altri l’ambizione è quella di poter imparare un mestiere e incominciare a lavorare.

Oltre allo studio è importante riuscire a valutare le capacità ed attitudini lavorative. A tale scopo vengono organizzate attività che prevedono interventi di semplice manutenzione della struttura, pulizia e tinteggiatura, attività laboratoriali presso piccola falegnameria e semplici attività agricole presso la fattoria solidale. 

Non meno importanti le attività di svago nell'ottica di favorire l'integrazione. L'amore per il calcio unisce un po' tutti. Alcuni si allenano e  giocano presso le società sportive, per tutti il gioco di squadra è garantito da combattute e divertenti partite organizzate con la Cooperativa "Il Gabbiano".

I ragazzi che arrivano nel nostro Paese lasciano alle spalle le loro famiglie ed è quindi importante garantire che continuino ad avere contatti con loro. Hanno bisogno di mantenere la loro identità, di sentire di appartenere nonostante la lontananza, bisogni fondamentali per ogni individuo tanto più se ancora in fase di crescita e di strutturazione della propria personalità.Il racconto diventa quindi mezzo non solo di conoscenza reciproca ma anche di continuità. Le aspettative familiari e personali che inducono ad avventurarsi in terra straniera non sempre trovano rispondenza procurando dubbi, incertezze e la paura di deludere la propria famiglia. Importante è condividere un progetto a breve termine che, realizzandosi nell'immediatezza, costruisca le basi per un dopo.

Parliamo allora di un processo che deve diventare opportunità di arricchimento, sia per chi deve essere accolto che per chi accoglie, diversità che diventa scambio, anche a rischio di entrare nel retorico e poco credibile.

Dalla mia esperienza, per altro molto recente, ho potuto osservare nei minori con i quali sono a contatto giornalmente una grande determinazione nel voler imparare, il desiderio di riuscire e il rispetto nei confronti degli adulti che si prendono cura di loro. Altrettanto ho potuto notare la vulnerabilità di fronte ad una società ricca di stimoli che, se non guidata, può cadere nel desiderio del guadagno facile, dell'avere come diritto e accumulo di beni. Sta quindi a noi adulti il compito di vigilare, condurre e indirizzare.

E' il compito che ci viene richiesto, che fa parte della nostra professione ma che diventa efficace solo se supportato e condiviso al contesto culturale in cui viviamo. Insomma abbiamo bisogno di tutti voi, i nostri / vostri ragazzi hanno bisogno di tutti noi. Molto viene già fatto, anche in modo inconsapevole, solo condividendo la quotidianità, un modo di essere e di vivere, ma se qualcuno è interessato a portare il proprio contributo con idee, proposte o mettendo a disposizione le proprie competenze, siamo lieti di poter condividere tale contributo. 

                                                                                                                                                             Gisella Tecchio

                                                                                                                                                  Coordinatrice Comunità "L'Arco"